
Va da sè, che quando da un po’ di giorni mi gira qualche immagine o pensiero dotato di quello che io in quel momento definisco SENSO…io prima o poi arrivi qui.
Già, VA DA SE’! Mi piace un sacco questa espressione e vorrei usarla più spesso. E’ come arrendersi all’ordine delle cose, come un lasciare fare al caso, come l’osservare la corsa di un fiume che non può fare altro che andare dove va.
Insomma, il mio “va da sè” di questi giorni mi ha portato l’immagine: SNOCCIOLARE VERTEBRE. Immagine che di per sè può anche far pensare a qualcosa di parecchio truculento o a qualche macabro giochino da serial killer psicopatico.
Si tratta in realtà, per me, di un’azione che vado spesso facendo la mattina quando sveglio le mie figlie. Le saluto, dico “RAGAZZEEEE, BUONGIORNO” e poi per qualche secondo comincio a percorrere in su e in giù sotto le coperte la loro colonna vertebrale. E’ un gesto che adoro fare, mi pare di stare a controllare che siano tornate tutte intere lì nel letto, dopo il lungo viaggio della notte; me le snocciolo sotto le dita le loro vertebrine, quasi a rincorrere i tasti di un pianoforte. Le fanciulle gradiscono alquanto e se ne stanno lì a farsi suonare prima che la fretta della mattina abbia la meglio.
A pensarla tutta, credo che la mia passione per i mattoncini delle schiene umane sia iniziata quando ho compreso quanto mi piacesse il movimento e in particolare il muoversi liberato dalla danza, cioè verso gli 8 anni. Sia negli esercizi di riscaldamento, sia nelle coreografie, amavo immaginarmi cosa stesse facendo la mia spina dorsale: dove si stesse piegando o torcendo o inarcando. Non mi succedeva con nessun’altra parte del corpo.
Anche adesso, quando faccio ginnastica o corro o per fortuna mi capita ancora di danzare, mi ritrovo a visualizzare il mio bellissimo asse di simmetria corporeo intento al movimento.
VA DA SE’, che io ora stia qui a lambiccarmi il cervello chiedendomi come mai io abbia questa fissa. E nelle considerazioni, riflessioni e mirabolanti cazzate partorite dalla mia mente e che mi rendono felice, rassicurata e pure anche un po’ saggia, sono arrivata alla conclusione che sia tutto un fatto di SOSTEGNO, IMPALCATURA, SEQUENZA ORDINATA CHE CREA UNA STABILITA’.
E cos’hanno in comune tutte queste parole? Forse…l’idea del sentirsi radicati, stabili, resistenti, al sicuro.
Eh….VA DA SE’ che davanti a tali concetti io mi faccia assalire da una sana commozione salata: sono il mio pezzo di puzzle mancante, il mio primo chakra della radice su cui tutti gli esperti del settore mi dicono di lavorare, sono le cose che mi servono e che allo stesso tempo mi fanno tanta paura.
Tutte le fondamenta che ho avuto in dono o che ho cercato di costruirmi si sono sempre rivelate trappole per me: roba invischiante, che blocca e soffoca. Sono ancora distante mille miglia da un sano rapporto con la “base” delle cose, delle relazioni umane, dei sentimenti, e chi più ne ha ne metta.
Torno dunque alle perle rare del mio lato B…
Ricordo ancora quando a 18 anni e 38 chili stavo a passarmele in rassegna. Molti pensano che per una anoressica sia motivo d’orgoglio stare lì a contarsi le ossa…forse per alcune….. non per me. Io stavo a fare “verifica e valutazione”, stavo a vedere se l’essenziale c’era e quando lo sentivo ero serena nel sapere che solo quello mi era rimasto. E in quei momenti, davvero, le mie vertebre erano le mie pietre preziose, il mio splendido tesoro luccicante che mi avrebbe mostrato la via per tornare da me.
A quanto pare sono riuscita a raggiungere casa: piena di acciacchi, di buchi al soffitto da cui passano un sacco di spifferi, con le pareti da tinteggiare e gli scatoloni ancora impilati da aprire. Ma la mia struttura c’è e la lunga corda del mio dorso sta a ricordarmelo.
All’esame di terza media in scienze ho portato l’apparato scheletrico: allora è stato perchè adoravo la sfida dell’imparare a memoria tutti i nomi delle ossa, ora preferisco spiegarmelo come un dolce tributo al nobile sostegno del corpo umano.
Sto spesso a guardare la coda delle mia gatta quando è perfettamente in linea con la sua colonna vertebrale: pare quasi una freccia che stia per scoccare a chissà quale distanza.
Siamo gatti con la coda mozzata, finiamo al coccige… cazzo, tocca accontentarsi…, chi ce l’ha castrata?
Ma io amo le cose mancanti di qualcosa….mi vien voglia…. di dargli compimento…